La quiete prima della tempesta (?)

Mancano poco più di (ore) alla prima puntata del 75° Festival di Sanremo, la prima edizione della seconda era Conti destinata a stabilire una sorta di redde rationem tra le vedove lacrimevoli di Amadeus e i suoi tanti detrattori. Dopo alcune settimane in cui l’hype attorno alla kermesse dei fiori è sembrato quantomeno in sordina rispetto agli anni scorsi, l’eccitazione e l’isteria collettiva sono aumentate di pari passo con l’arrivo di febbraio e l’avvicinarsi della Settimana Santa.

Se, come al solito, a tenere banco sono state le solite polemichette che con la gara vera e propria hanno poco a che fare – al netto delle solite frasi fatte e dei proclami in stile “vincerà la musica” e “sarà meno Festival e più canzone” – sta passando inosservata una modifica del metodo di voto che potrebbe incidere in modo consistente sul risultato finale del Festival e costituire uno dei temi principali della settimana sanremese che ci aspetta.

Una scelta che, dopo il “ribaltone” del 2024 in cui le giurie di Sala Stampa/Tv/Web e Radio consentirono la vittoria di Angelina Mango a scapito di Geolier, torna a rimettere il potere in mano al televoto in un modo poco intuitivo ma che va spiegato in dettaglio per arrivare in modo consapevole alla prima serata di martedì.

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Se avete letto il regolamento del Festival di Sanremo 2025 sapete che quest’anno – come l’anno scorso – il risultato finale è deciso da tre componenti: Giuria della Sala Stampa/TV/Web (300 giornalisti sparsi fra Ariston Roof e Sala Stampa Lucio Dalla), Giuria delle Radio (circa 150 radiofonici, in rappresentanza di radio nazionali, areali e locali con valore pesato secondo la copertura del network rappresentato) e Televoto.

Nella prima serata (martedì 11 febbraio) la prima classifica vedrà espresse le sole preferenze della Sala Stampa; nella seconda e terza serata (mercoledì 12 e giovedì 13 febbraio) entreranno in gioco la Giuria delle Radio e il Televoto, con un peso equamente ripartito. La quarta serata (venerdì 14 febbraio) sarà deputata all’esecuzione delle cover e non farà media nel risultato finale.

Infine, la finalissima (sabato 15 febbraio) sarà come tradizione divisa in due round: nel primo, tutte e 29 le canzoni in gara verranno giudicate da tutte e tre le componenti del voto, con un valore pesato del 34% Televoto, 33% Giuria della Sala Stampa/TV/Web, 33% Giuria delle Radio). Lo stesso si ripeterà nella superfinale, a cui accederanno le cinque canzoni più votate fino a quel punto, e in cui a differenza degli anni scorsi non verrà azzerata la classifica maturata fino a quel momento ma il risultato dell’ultima votazione farà media con il primo round della finale e le serate precedenti.

L’equilibrio in termini principali delle tre componenti nel risultato finale è il seguente:

41.5% Giuria della Sala Stampa/TV/Web (25% serata 1, 8.25% round 1 della finale, 8.25% superfinale)
29% Giuria delle Radio (12.5% serate 2/3, 8.25% round 1 della finale, 8.25% superfinale)
29.5% Televoto (12.5% serate 2/3, 8.5% round 1 della finale, 8.5% superfinale)

Questo dato non tiene conto di un aspetto fondamentale, che nel regolamento ufficiale viene esplicitato in modo fumoso e nebuloso: il modo in cui le due giurie (Sala Stampa/Tv/Web e Radio) andranno ad esprimere le loro preferenze.

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Dal 2021 in poi, la direzione artistica del Festival di Sanremo ha richiesto a tutti i giurati (Sala Stampa, Radio, Demoscopica e orchestrali quando c’erano) di votare ogni canzone tramite un giudizio numerico da 1 a 10 (o da 5 a 10, nel 2021), un po’ come la tradizionale alzata di palette dello Zecchino d’Oro. Questo metodo è risultato essere altamente distorsivo del reale peso percentuale di ogni componente del voto, in quanto fare votare le giurie con un giudizio da 1 a 10 su ogni canzone crea una minore variabilità della loro classifica rispetto al televoto – sbilanciando il risultato in favore di quest’ultimo al di là del 34% che dovrebbe rappresentare.

In termini più semplici: mentre è possibile a livello teorico che una canzone prenda il 100% del televoto, le percentuali della classifica delle giurie risulteranno sempre estremamente schiacciate e incideranno meno sul “classificone” finale rispetto a quest’ultima.

Se ad esempio prendessimo le pagelle stilate dai giornalisti che hanno ascoltato in anteprima i brani di questa edizione del Festival, facessimo una media di tutti i loro voti (che vanno in linea di massima dall’1 al 10, esattamente come succederà quando poi dovranno esprimere la loro opinione da martedì sera in poi) e li convertissimo in termini percentuali, ci troveremmo in una situazione in cui tra il primo classificato (Brunori Sas, 4.09%) e il ventinovesimo (Marcella Bella, 2.88%) ballerebbe poco più di un punto percentuale. Lo stesso varrebbe per la Giuria delle Radio, che verrà chiamata a votare nella stessa maniera.

Vi potete immaginare come le canzoni che risulteranno più alte nella classifica del televoto conquisteranno una “fetta” di pubblico ben superiore al 4.09%, e proprio per questo finiranno per dominare qualsiasi classifica in cui le tre componenti del voto siano equamente pesate.

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Questo è in sostanza il motivo per cui negli ultimi quattro Festival le canzoni che hanno avuto accesso alla superfinale sono sempre state le tre o le cinque più televotate, con due eccezioni: Elisa nel 2022 (Irama fu 3° nel televoto della finale ma venne penalizzato da una sciagurata esibizione con Gianluca Grignani nella serata cover che gli abbassò la media) e proprio Irama nel 2024 (Mahmood lo superò di uno 0.3% nel televoto della serata finale, non riuscendo per un niente a recuperare lo svantaggio accumulato nelle serate precedenti).

Dal 2022 al 2024 è stato apportato un correttivo che prevedeva che solo in superfinale, le giurie potessero votare a preferenza secca scegliendo un solo act fra i tre (o cinque) ancora in gara – rendendo più facile per loro “polarizzarsi” e incidere sul voto al pari del pubblico a casa. Dopo due anni di vittorie sostanzialmente unanimi (Mahmood e Blanco nel 2022 e Marco Mengoni) ciò ha portato al famoso “ribaltone” e alle polemiche della finale 2024: Angelina Mango raccolse il 53% delle preferenze secche di Radio e Sala Stampa contro il 7% di Geolier, rovesciando un televoto monstre del 60% per il rapper di Secondigliano contro il 16% raccolto da La noia.

Al Festival di Sanremo 2025 un risultato del genere non sarà possibile, perché in superfinale le giurie saranno chiamate a votare i cinque artisti rimasti in gara non più con preferenza secca, ma con un giudizio numerico da 1 a 5. Questo cambiamento porterà a una classifica di entrambe le giurie totalmente “schiacciata” in favore di un televoto che verosimilmente esprimerà una preferita netta, inevitabilmente destinata a vincere l’atto finale ed il leoncino.

Per fare capire quanto incida il televoto in confronto alle altre giurie, ho preparato questa simulazione in cui Stampa e Radio assegnano una media di 4 punti su 5 al loro preferito, 3.5, 3 e 2.5 agli intermedi e 2 al loro “spreferito”. A malapena una “coalizione” estrema del genere – perché nella realtà i giurati si divideranno in modo più equilibrato, essendo impossibile e controintuitivo coalizzarsi e giocare in modo strategico in un sistema dove si può incidere solamente dando 5 su 5 a una canzone e 1 a tutte le altre – basta a rovesciare un 40% di televoto.

(E ricordiamo che, dato che la superfinale fa media con le fasi precedenti, questo computo vale solo per 1/4 del risultato finale e gli altri 3/4 sono se possibile ancora più dominati dal televoto).

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Un anno fa teorizzavo che la reazione alla vittoria controversa di Angelina – che la narrazione ha voluto far passare come dovuta al “complottone” delle giurie, quando avevamo dimostrato che non serviva la coalizione per battere Geolier perché era del tutto normale che la canzone favorita di due componenti del voto su tre avesse la meglio sul brano preferito da una sola – avrebbe portato a un Sanremo 2025 con maggiore potere al televoto, per rispettare il desiderio di RAI di eleggere il vincitore “del popolo” ed evitare un nuovo caso Mahmood.

Mi aspettavo però che l’aumento di potere del televoto fosse dichiarato in partenza, e non nascondendosi dietro la finta pretesa dell’equilibrio di pesi fra le tre componenti per dare a giornalisti e radiofonici l’idea di contare qualcosa, quando nella pratica non è così.

Deve trionfare il “vincitore del popolo”? Bene, ci si assuma la responsabilità e il rischio delle proprie decisioni e si faccia decidere il vincitore della superfinale al solo televoto. Non essere trasparenti su questo tema – ricordo che il metodo di voto non è dichiarato in modo esplicito nel regolamento – porta a una distorsione della narrativa che fa male a tutto il Festival, a partire dagli artisti in gara (che firmano un contratto pensando di partecipare sotto certe regole che non corrispondono alla realtà), passando per la bolla degli scommettitori (che investe cifre considerevoli senza una consapevolezza di quanto effettivamente contino le componenti del voto) per finire con gli stessi giornalisti (che spingono in ogni modo la narrativa di una gara che non è quella reale, pensando di contare per poi rimanere con il proverbiale cerino in mano).

Con questo non intendo dire che sia sbagliato di per sé che l’artista più televotato risulti il vincitore, né che le giurie dovrebbero sistematicamente ribaltare le preferenze del pubblico. Credo che però sia importante insistere il più possibile su questo tema per condurre più persone possibili a un ragionamento più profondo su cosa non funziona nel metodo di voto del Festival, per aspirare a un futuro in cui si possa tornare ad avere una gara vera e un risultato che rispecchi nel modo più veritiero possibile tutte le sue componenti.

 

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