ESC 2026 – Seconda semifinale, i pronostici

Come sempre, quasi fuori tempo massimo, arriva il giro di previsioni per quella che è la seconda semifinale di questo Eurovision Song Contest 2026.

Rispetto alla prima semifinale, qui il livello mi sembra un po’ più alto e soprattutto più competitivo. Non parliamo certo di una semi da annali, perché l’annata resta quella che è, ma quantomeno il gruppo delle candidate realistiche alla qualificazione è più fitto e meno immediato da separare rispetto a martedì. Alla fine dei conti, però, anche stavolta le proposte più deboli sono emerse abbastanza chiaramente, e il giro delle canzoni che possono davvero ambire ai dieci posti in finale comprende, a mio avviso, non più di dodici nazioni.

Continuo invece a trovare questa edizione molto asettica e piuttosto deludente sul piano dell’intrattenimento. In particolare, mi urta sempre di più la presenza di Michael, che in questa seconda semifinale appare tantissimo e riesce a farmi ridere quasi mai. È davvero incredibile che ORF e gli showrunner abbiano pensato che questa impostazione fosse all’altezza di quella che dovrebbe essere la celebrazione dei 70 anni dell’Eurovision: una celebrazione che possiamo già definire in tono minore, dentro un’edizione che difficilmente lascerà chissà quale segno nel racconto del contest, soprattutto se confrontata con quelle degli ultimi anni.

E temo valga anche per il vincitore, ma magari ne parleremo meglio sabato: chiunque sia, non mi sembra destinato a diventare un classico della competizione né a lasciare un’impronta commerciale particolarmente forte. Requisito non necessario, per carità, ma che quest’anno farebbe molto comodo a un’EBU che avrebbe disperatamente bisogno di raccontare un’Eurovision ancora vivo, rilevante e capace di produrre musica che esca davvero dalla bolla. A meno che… 👀

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1. 🇦🇺 Australia (100%)

Delta ha colpito tantissimo sia la stampa accreditata che il numeroso pubblico in arena ieri sera, finendo seconda nell’audience poll dopo una prova in cui ha davvero spinto tantissimo vocalmente – senza nemmeno averne tutto questo bisogno – per impressionare i giurati. È una performance visivamente notevole, da cui traspare chiaramente la forza interpretativa e l’esperienza della cantante rispetto a buona parte delle altre nazioni in gara. Il numero è diviso in tre momenti molto riconoscibili: la prima parte con lei all’asta, immersa nel fumo e nei giochi di luce, molto tradizionale; la seconda con il pianoforte; la terza con l’ascensorino alla Sarah Dawn Finer in Moving On al Melodifestivalen 2009 (<3), in un tripudio di fuochi artificiali e con la classica pyro curtain che irrompe dal soffitto.

È una performance costruita a tavolino per vincere l’Eurovision – sì, ma quello del 2011. L’ho trovata davvero una fiera del cliché, una rappresentazione quasi didascalica di ciò che lo spettatore medio pensa debba essere una performance stereotipica da vittoria ESC. Il paragone più calzante che mi è venuto in mente è Rachel McAdams che canta Husavik in Eurovision The Movie, e già solo per questo, oltre che per l’orticaria che quel film continua a provocarmi dopo sei anni, faccio fatica a prenderla sul serio come vincitrice credibile.

Ma le giurie, e forse anche una parte del pubblico, potrebbero pensarla molto diversamente. In semifinale passa senza il minimo problema.

2. 🇩🇰 Danimarca (100%)

A me la performance di Søren piace molto, e continuo a non pensare che sia così repulsiva per il pubblico medio come certi paragoni vorrebbero suggerire. La forza del pacchetto, secondo me, sta proprio nel contrasto fra il volto timido, pulito, quasi da bravo ragazzo di Søren e questa estetica da dark room in cui lui si scatena e si lascia andare senza però eccedere nel volgare o nel gratuito come era successo a Olly Alexander a Malmö 2024.

Gli ultimi 30 secondi sono particolarmente impattanti a schermo, e la voce (anche se in altre occasioni l’ho sentito meglio) resta su un livello più che sufficiente, soprattutto se abbinata all’innegabile appeal del pezzo. Le giurie dovrebbero apprezzare la costruzione, il controllo e il fatto che, sotto la patina estetica, ci sia comunque una canzone pop molto solida. In questa semifinale passa senza problemi e sabato giocherà per entrare in top10, che sarebbe il miglior risultato danese da otto anni.

3. 🇺🇦 Ucraina (100%)

Che l’Ucraina passi il turno è sostanzialmente scontato anche solo per la forza e l’organizzazione della sua diaspora, ma continuo a pensare che Leléka possa essere molto pericolosa anche in chiave piazzamento finale. Ho la sensazione che collettivamente si sia un po’ abbassata la guardia sul potenziale di questa proposta: da una parte avrà televoto perché è l’Ucraina, dall’altra potrebbe piacere alle giurie più di quanto si stia immaginando.

Ieri sera, per modernità e controllo vocale, l’ho trovata molto più centrata della proposta australiana, o comunque più aderente a ciò che un’Eurovision del 2026 dovrebbe premiare. L’Ucraina non ha mai mancato la top10 dallo scoppio del conflitto e non credo sarà questo l’anno in cui la streak verrà interrotta.

4. 🇧🇬 Bulgaria (100%)

La grande vincitrice di questi due giorni. Dara è stata bravissima a contenere le aspettative a un livello credibile per poi farle esplodere al primo vero banco di prova del live, con una performance che – posso dirlo? – mi ha davvero impressionato.

Trovo Bangaranga super valida e soprattutto originale dentro la categoria del girlbop femminile, grazie a una coreografia intelligente e particolare, tutta made in Sweden, curata da Benke Rydman e Sacha Jean-Baptiste, con un team stellare di ballerini che vede in prima fila la bravissima Ellinea Siambalis, una delle mie house dancers preferite viste negli ultimi Melodifestivalen. L’estetica della sala d’attesa che si trasforma in una coreografia costruita attorno alle sedie era rischiosa, ma funziona: dà al numero un’identità immediata, senza cadere nel solito girlbop stantio con classica coreografia a cinque ballerini, fuoco e fiamme, capelli al vento e pose da diva mediterranea. E poi l’ultimo ritornello, quando Dara e i ballerini arrivano finalmente a centro palco, esplode davvero e in arena è fortissimo.

L’hype è totalmente giustificato e possiamo dirlo: la Bulgaria è tornata.

5. 🇦🇱 Albania (95%)

Alis gioca una gara tutta sua, con uno dei pochi pezzi lenti di questa competizione che ha concrete possibilità di arrivare in alto. La performance è sicuramente un po’ ruffiana nel modo in cui lavora sul tema della madre: prima con il suo faccione sul LED wall, nell’arena completamente buia, mentre Alis è inginocchiato nel fumo in uno degli shot più belli e televisivamente impattanti di questa edizione; poi di persona, quando lei lo raggiunge nel finale per un momento molto toccante. Piccolo appunto: non mi ha convinto la scelta del giallo per i sottotitoli, perché in alcuni momenti si confonde con il bianco del fumo e rende la lettura meno immediata.

Detto questo, il tema passa senza problemi e la performance ha una chiarezza narrativa che all’Albania spesso è mancata negli anni più recenti: è una proposta ambiziosa, non rischia nulla in questa semifinale e conferma che RTSH fa sul serio. La seconda top10 consecutiva dopo l’ottavo posto degli Shkodra a Basilea non mi sembra affatto fuori portata.

6. 🇨🇿 Cechia (95%)

Il brano continua a dirmi poco, ma Daniel lo vende benissimo sfruttando sia il modo in cui buca lo schermo, sia una vocalità precisa, cristallina, tra le migliori di questa edizione. La nota finale, quando il tunnel di specchi in cui si gioca l’intera esibizione si apre e lo mostra solo sul palco in un tripudio di luce, toglie il respiro e dovrebbe garantirgli un bel pacchetto di punti dalle giurie.

Di per sé era una proposta che all’inizio avevo considerato potenzialmente a rischio, perché poco immediata e non esattamente “facile” per il pubblico generalista. A conti fatti, però, potrebbe qualificarsi anche con uno zero al televoto (che comunque non arriverà) solo reggendosi sul supporto dei giurati. Finale meritata per ČT.

7. 🇷🇴 Romania (90%)

Il sesto posto raggiunto dalla fan favorite Alexandra nell’audience poll testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, che le aspettative attorno alla sua partecipazione e al suo piazzamento finale vanno assolutamente ricalibrate. Si tratta sicuramente di una performance valida, e Alexandra è migliorata moltissimo rispetto alla finale nazionale, facendo notevoli passi avanti sia come presenza che come controllo del palco.

Il brano, però, rimane molto aggressivo e in-your-face, con un tema e una realizzazione che lo rendono estremamente divisivo e potenzialmente respingente per il pubblico generalista. Non l’ho mai vista davvero in top10; mi ero brevemente aperto a questa possibilità dopo il consenso raccolto fra gli eurofan, ma oggi penso che persino un risultato alla Bambie Thug sia già fuori dalla portata della delegazione rumena. Trovo davvero esagerate le metriche che continuano a indicarla come top5 potenziale, o addirittura quarta più probabile vincitrice del televoto. La finale la farà, ma da lì in poi metterei un freno alle fantasie che (come ogni anno) hanno voluto provare ad innalzare la Romania dandole il ruolo improbabile d vincitrice a sorpresa (!)

8. 🇲🇹 Malta (65%)

Dopo le prime sette, che considero qualificate abbastanza sicure, c’è un grande scalino e poi il gruppo delle cinque canzoni che si giocano gli ultimi tre posti, ognuna con pregi e difetti piuttosto evidenti.

Malta ha dalla sua il possibile sostegno delle giurie ad Aidan, artista che (fra tante caratteristiche discutibili) ha un grande pregio: canta alla perfezione, senza commettere la minima sbavatura. Il pezzo è unico in questa semifinale per i suoi accenti un po’ retrò, e si vede che c’è stato un investimento importante per rendere lo show visivamente più moderno, anche grazie a un prop costosissimo: una specie di zootropio sulle cui pareti viene proiettata la silhouette della “bella” che Aidan prova a conquistare.

Il numero cerca di dare dinamismo e credibilità a una canzone che si regge soprattutto sull’appeal del cantante presso le wine moms e una certa fetta di pubblico femminile. Potrebbe tranquillamente mancare la top10 del televoto, ma credo che nel peggiore dei casi saranno i giurati a salvarlo.

9. 🇳🇴 Norvegia (60%)

Per la Norvegia vale un discorso non troppo diverso da Malta, anche se Jonas Lovv mette in scena un sex appeal di tutt’altra natura rispetto ad Aidan: carisma, sfacciataggine e un po’ di sana arroganza Damianesca per un performer che tira fuori il 200% da un pezzo che presenta numerose red flag e che, in sé, non ha poi tutta questa potenza nemmeno in chiusura di serata.

È davvero al limite, e non credo che la Norvegia abbia mai rischiato così tanto di rovinarsi la streak di otto qualificazioni consecutive (la terza migliore dopo Ucraina e Svezia) come quest’anno. Penso però che possa sfangarla, magari per il rotto della cuffia, grazie alla posizione in scaletta e a un supporto non clamoroso ma abbastanza trasversale.

10. 🇨🇾 Cipro (55%)

Se Antigoni fosse in grado di cantare perlomeno dignitosamente, non solo non ci faremmo problemi nel chiamarla qualificata ma la staremmo probabilmente considerando una carta quasi certa per la top10 finale, viste le metriche impressionanti raggiunte nel pre-contest in quasi tutti i sondaggi e le analisi sui 35 partecipanti.

La prova di ieri sera, però, ha ridimensionato tutto in modo brutale: ha stonato quasi tutta la prima strofa, a tratti è andata fuori tempo, ha finito il fiato dopo i primi trenta secondi e non è riuscita a seguire il ritmo nelle parti più rapide, sbattendosi con un’attitudine volonterosa ma davvero un po’ trasharola e non all’altezza dello standard minimo atteso per questo tipo di performance.

La speranza è che il valore del pezzo faccia il resto e che il pubblico la adotti come fece con Ivi Adamou nel 2012, perdonandole una performance vocale che non sarà mai ai livelli dei modelli a cui si ispira. Io penso che questa possibilità ci sia, e che Cipro possa “grattare” un posto in finale anche fosse l’ultimissimo.

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11. 🇨🇭 Svizzera (50%)

Se Cipro dovesse farcela, temo che a pagarne le conseguenze potrebbe essere proprio la Svizzera, che ieri sera non mi ha convinto granché nella prova decisiva. Il lavoro di staging è interessante, così come l’idea della lotta di Veronica con le corde che legano sia lei che le ballerine, ma temo che l’impostazione complessiva sia davvero troppo dark e aggressiva per un pezzo alt-rock che, almeno nella mia testa, aveva una dinamica meno tetra e più radiofonica.

Il problema è doppio: da una parte non vedo un grande televoto naturale per la Svizzera, dall’altra questa semifinale contiene parecchie proposte che le giurie potrebbero votare meglio di lei. Sarebbe molto doloroso, ma la vedo come potenziale prima eliminata magari solo per qualche punto: un mezzo smacco, e forse non del tutto immeritato, per una nazione che vede la finale ininterrottamente dal 2019.

12. 🇦🇲 Armenia (35%)

L’Armenia resta un grande punto di domanda. È l’unico vero crazyparty di questa semifinale e Simón porta una performance molto energetica e frenetica, soprattutto nell’ultimo minuto dove sembra rifarsi a un’estetica K-pop che la Gen Z potrebbe anche apprezzare. L’idea iniziale dell’ascensore da cui escono artista e ballerini è pensata bene e, devo ammetterlo, non scade nel cringe come temevo.

Vorrei non parlarne bene, perché è una proposta di cui secondo me in finale non c’è alcun bisogno e che non raggiunge davvero il suo scopo prefissato: coinvolgere e divertire come fanno, ad esempio, Grecia e Moldavia. La penultima posizione nell’audience poll sembra confermare questo suo limite. Detto questo, il genere a cui l’Armenia si ispira ha fatto faville negli ultimi ESC, e darla matematicamente fuori (anche in una semifinale giudicata al 50% dalle giurie) resta un azzardo.

13. 🇱🇺 Lussemburgo (25%)

Sulla carta, fino a ieri sera, il Lussemburgo poteva essere il Belgio della seconda semifinale: performance pop percepita come generica e già vista, ma messa insieme con naturalezza e mestiere sufficienti da convincere i giurati a supportarla abbastanza per coprire eventuali défaillance al televoto.

Dopo la prova deludente di ieri sera, con qualche stecca importante che le giurie non possono avere ignorato, non credo più che Eva Marija possa recitare quella parte. Il Lussemburgo rischia seriamente di rovinarsi il record perfetto di finali dal ritorno in gara.

14. 🇱🇻 Lettonia (20%)

Mi dispiace perché apprezzo la canzone di Atvara, e il messaggio è forte, ancorché rappresentato in modo davvero didascalico e non sempre efficace – con i pezzi di vetro del bicchiere in VFX che vorticano attorno all’artista per tutto l’ultimo minuto. Lei canta bene, ma la proposta sta passando davvero inosservata ed è probabilmente la più lontana possibile sia dai canoni moderni dell’ESC sia dal bisogno di escapismo di cui abbiamo parlato per mesi. È lentissima, tratta un tema triste, cupo e serissimo come l’alcolismo e in generale rifugge tutti i trend del passato recente del contest, soprattutto in chiave televoto. Con un po’ di benevolenza potrei immaginarmi un salvataggio delle giurie, ma mettendoci la testa e i soliti due “conti della serva” lo vedo come uno scenario davvero improbabile.

15. 🇦🇿 Azerbaijan (10%)

Non c’è mai stato un momento in questa stagione in cui Jiva sia sembrata avere una benché minima chance di strappare un posto nei dieci, se non forse per qualche giorno, quando ci si era convinti che potesse presentarsi all’ESC con la versione rock di Just Go invece della ballata poi effettivamente confermata.

La sfida, non impossibile ma complessa, sarà scampare l’ultimo posto. Dopodiché, Ictimai TV dovrà iniziare a pensare molto seriamente alla campagna 2027, perché dopo la quarta eliminazione consecutiva senza lasciare traccia è evidente che questa strada da loro imboccata non stia portando da nessuna parte.

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